Obrigada

Nel bel mezzo di un periodo lavorativo molto intenso, io e Gio abbiamo deciso di scappare per un weekend lungo e così da un giorno all’altro abbiamo prenotato volo e Airbnb.

Destinazione: Faro (Portogallo)

Cosi venerdì mattina col volo TP821 delle 6.05 siamo partiti.

Scalo a Lisbona di un’oretta e poi altro aereo, sempre della TAP, verso l’aeroporto di Faro.

Là, la nostra amica Maria, nel suo ultimo giorno di vacanza a Fuseta e soprattutto nel giorno del suo compleanno, ci è venuta a prendere in aeroporto. Per pranzo, sul luogo mare di Fuseta, io ho ordinato dei crostini super mega agliati con i gamberi e Gio degli spiedini di pollo spicy innafiati di Imperial (birra). Tutto ottimo. Abbiamo poi passeggiato nel piccolo paese fino ad arrivare a casa sua.

Programma della serata: amici, pollo piri piri (STRABUONO!) e vino Casal Garcia. Tanto vino. Tanto.

Dopo 23 ore in piedi, abbiamo salutato e ringraziato Maria e famiglia e abbiamo chiamato un Uber che ci ha portati alla nostra casetta sulla spiaggia di Faro.

Dal momento in cui Gio ha aperto la porta, recuperando la chiave sotto lo zerbino, a che mi sono addormentata devono essere passati dai 10 ai 15 minuti.

La mattina ci ha accolto con il rumore dell’oceano e il sole che si affacciava alla nostra finestra.

Un capolavoro di panorama.😍

Avete presente quando guardando i film uno sogna la casa sulla spiaggia? Ecco, così.

Tra l’altro una spiaggia libera e poco frequentata. Scendere scalza, in costume con il solo salviettone in mano non ha prezzo.

Ma, prima cosa da fare, principalmente per garantire il mio buon umore (maledetto brutto carattere!), è colazione. Così nel barettino vicino casa, abbiamo mangiato quattro pastelaria (un dolce tipico con crema pasticciera in cestini di pasta sfoglia), e bevuto due freschissime spremute d’arancia.

Così la giornata è iniziata come si deve.

Ok, vado un po’ più spedita nel racconto…

Il primo giorno abbiamo cazzeggiato in spiaggia. Preso il sole, raccolto conchiglie e soprattutto riposato. Per pranzo da Ze Maria, sotto casa, io ho mangiato un buon calamaro alla griglia e Gio un filetto di tonno. L’insalata di contorno (pomodori, cetrioli e cipolle), era davvero super.

Poi ancora spiaggia. Fino all’ora dell’aperitivo consumato sul nostro balcone vista meraviglia. Patatine e birre Super Block.

Doccia e Uber fino al centro di Faro dove abbiamo mangiato delle frittissime Tapas a base di salsicce piccanti e delle patatine… fritte, ovviamente. Passeggiata nel caratteristico centro storico, un po’ di shopping e a casa.

Con le onde a cullarci abbiamo dormito fino alle 8.30.

Alle 9.30 il traghetto (costo solo andata per due 3.80€) ci ha portato in una ventina di minuti al centro di Faro dove, dopo colazione e l’acquisto di una stupenda piastrella, in una stupenda bottega, alle 12.00 abbiamo noleggiato il potentissimo scooter che ai 60kh ci ha portati a Sagres.

Prima di arrivare a destinazione, dopo quelle due ore di culo a pezzi, ci siamo fermati a Lagos per mangiare due avocado toast. Abbiamo passeggiato brevemente in questo centro, molto più turistico rispetto a Faro, per poi rimetterci in viaggio.

Altri 30 minuti per scorgere già da lontano le imponenti scogliere a strapiombo sul mare. Abbiamo parcheggiato sotto al faro per restare totalmente incantati dal posto.

Il mare blu, le scogliere grigie, le onde, la schiuma bianca, le vertigini, il cielo azzurro e un orizzonte così lontano da essere sfumato.

Un bar, un museo è un negozio di souvenir. Fine.

La fine del mondo, sia come bellezza che come storia.

Sì, perché quel punto della Terra, Cabo de San Vicente, segnato anche con il Km 0, si pensava fosse letteralmente la fine del mondo.

La terra si credeva fosse piatta e si era convinti che oltre quella scogliera non ci fosse più Terra e che, ad un certo punto, l’oceano cadesse, quindi, nel vuoto.

Affascinante trovarci lì.

Foto foto e foto per poi riprendere lo scooter per tornare.

Ma qui ecco che guido io!   Risultati immagini per ACHTUNG!

L’ultima cosa a motore e a due ruote che avevo guidato, era il mio Garelli quando avevo 14 anni. Quindi, tutto sotto controllo!

All’altezza di Lagos, dove avrei dovuto destreggiarmi in mezzo alle macchine e gente, dopo una mezz’ora, ho preferito cedere il mezzo a Gio per evitare disastri. Inesperta e coraggiosa, ma non incosciente!

All’ora dell’aperitivo siamo scesi in un altra cittadina: Albufeira.

Una passeggiata (scalza, causa una bolla sul piede da infradito), e due piña colada prima di rientrare definitivamente alla Praia de Faro. Alla nostra casa sulla spiaggia.

La mia ustione sulle cosce e sui piedi ormai evidenti come quella sulle braccia di Gio, sono stati solo uno dei souvenir della bellissima giornata.

Notte.

Mattina in spiaggia, dove eravamo praticamente solo noi, e intorno a mezzo giorno ci siamo diretti all’aeroporto per il ritorno.

Bella, bellissima vacanza. E queste foto di Gio mi emozionano come non so spiegarvi.❤️

Un posto che consiglio vivamente, e che sarà speciale anche per voi se (ma questo vale per tutti i posti) se ci andate con la persona giusta.

Come ultima cosa volevo darvi l’informazione che tutti starete aspettando: la birra l’ho pagata 90 centesimi. Già.😉

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Non solo montagna – Rifugio Rosalba

Per la rubrica “Non solo montagna”, ma soprattutto “falli due passi ogni tanto”, oggi vi parlo dell’ultima passeggiata.

Arrivati in macchina ai Piani dei Resinelli (LC), abbiamo comodamente parcheggiato contro ad una siepe sulla strada e da lì, io armata di un sacco di determinazione, ci siamo incamminati verso il sentiero delle Foppe (sentiero N.9).

Ore 10.05

Mi ero un po’ documentata sulla tipologia del percorso, un “E”, 550m di dislivello per una durata di un paio d’ore. Fattibile anche per me che come sapete sono portatrice sana di fiatone.

Il sentiero inizia attraversando il bosco dei faggi, davvero caratteristico, fino ad aprirsi sul panorama della grignetta e le sue guglie.

Il terreno è rocciosissimo, ma per questo non scivoloso. Un bel su e giù per almeno un’oretta e un quarto, in cui ho dovuto utilizzare anche le mani per tenermi alle rocce.

È una fortuna che questa parte del tragitto sia principalmente all’ombra, considerando che non sono pervenuti punti con acqua potabile.

Sali e scendi, scendi e sali dai gradoni naturali si arriva ad una distesa di pendii erbosi tra le guglie della montagna e vista sul lago. Pazzesco.

Tanti gli scalatori sulle guglie.

E da lì si vede anche il rifugio e il percorso dell’ultimo tratto di sentiero da percorrere per arrivare… e sembra lì, vicino vicino… invece manca ancora mezz’ora.

Mezz’ora di una salita più lieve, ma completamente al sole.

Dopo poco comincio a sentire la fatica, guardo l’orologio: le 11.34.

“Cazzo” penso, proprio come una principessa. E penso che fino a lì ero andata così bene, avevo tenuto botta. I piedi pesanti e caldo. Chiedo a Gio di fermarci un attimo per bere.

Sono sudata e ho caldo e sto iniziando a fare fatica. Da persona adulta quale sono, a questo punto, sbrocco. Non succede spesso che io faccia tanta fatica da dover sbroccare, ma una qualche occasione è capitata. In quel momento di estremo sforzo (mancanza di fiato, più che altro) penso di non essere adatta alla montagna e mi sembra (e sottolineo “mi sembra”) di non sentirmi felice. Gio, che ha la pazienza della vita e tanto amore, mi conosce più di quanto mi conosca io cerca di motivarmi tutte le volte che cedo.

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Quindi si va avanti.

Cammino. Scocciata. Mi rifermo e bevo. E cammino in silenzio.

Cammino quasi indispettita nei confronti di una montagna tanto pretenziosa.

Cammino, testa bassa. Sto arrivando.

Mi prendo un momento col panorama che, nonostante la fatica, non posso non trovare bellissimo.

Cammino. Fino alla cima.

Ed è a quel punto che, passati un cinque minuti, mi sento felice di nuovo.

 

Ieri, nonostante fosse un sentiero di difficoltà “E”, io ho accusato, ma riuscire quando senti di non farcela è una sensazione stupenda… ma non vi dico nulla di nuovo.

Dopo la salamella con polenta (6€) s’è fatta una certa, e abbiamo deciso di rientrare.

E ciao. 

 

non solo montagne

Siete nei pressi di Civate (LC) col desiderio di fare una passeggiata in un bel posto e non sapete dove andare?

Ma ve lo dico io! 

Sabato mattina abbiamo parcheggiato in paese a Civate e ci siamo diretti verso il complesso monumentale di San Pietro al Monte prendendo il sentiero 10.

Ore 10.30

La passeggiata nel bosco non è stata per nulla difficoltosa, in salita l’affanno lo avuto, certo, ma era comunque, piuttosto tranquilla (categoria E, che sta per escursionisti… ma vi assicuro che io non lo sono!). 🤣

Da quando ho imparato che in montagna ognuno ha il suo passo, quando sono stanca mi fermo un secondo e poi riprendo… non è scontato, ve lo giuro!

Completamente immersi nel verde si cammina per lo più in zone di ombra e in diversi punti ci si può rinfrescare con l’acqua della sorgente. S’incontrano, inoltre, una dozzina di bei cartelli con le “spieghe” dell’arte che attende all’arrivo.

Giunti in cima, si entra nel complesso monumentale attraverso l’ingresso Ora et Labora, in onore di tale motto benedettino che riassume lo spirito del monachesimo alto medievale.

Ore 11.30

Passati davanti all’oratorio, ci si trova sulla sinistra l’imponente scalone d’ingresso che porta alla basilica e sulla destra il panorama mozzafiato. E in mezzo prati, verdissimi e curatissimi.

Come raccontavo sabato nelle stories di Instagram, la leggenda narra che durante una battuta di caccia Adelchi, figlio del Re Desiderio, segui un cinghiale che si era nascosto e rannicchiato sotto all’altare di una chiesetta sul monte, come a pregare Dio di risparmiarlo. Quando Adelchi fece per scoccare la freccia perse la vista, e il cinghiale si salvò.

Pentito e aiutato da un eremita che era lì a pregare, sì sciacquò gli occhi alla sorgente e miracolosamente riprese a vedere.

il Re, suo padre, come ringraziamento per il miracolo ricevuto, fece edificare una grande Chiesa e il monastero nel 772.

La Basilica ha una sola navata un tempo interamente affrescata, al centro della quale si erge il ciborio e l’altare. Da lì una scala romanica porta nella cripta che pur essendo piccola è strutturata in tre navate divise da 9 colonne di granito.

Non c’è un rifugio, questo è importante da sapere, per cui per mangiare questo splendido posto chiama d’obbligo un bel pranzo al sacco. E quando il pic nic chiama, la Varani risponde.

0re 12.00

Pasta fredda, caprese, un piattino di salumi e formaggi e per concludere qualche ciliegia, è stato il menù improvvisato e organizzato nella mezzora prima di partire.

Un po’ di cazzeggio all’ombra, un po’ di cazzeggio al sole, un paio di mani a briscola e la conseguente grande diatriba sulle sue regole, son passate così un paio d’ore.

Di gente ce n’era, ma non tantissima e l’atmosfera era tranquilla.

ore 15.00

Che facciamo, scendiamo?

Ma per quale motivo rifare il sentiero dell’andata che conosci quando ne puoi sperimentare uno nuovo? E così il sentiero 7 e poi 11 ci ha riportati alla macchina.

…le foto di Gio sono sempre strabelle…

Ad ogni, modo, tornando a noi, se siete in zona e vi piace la montagna, l’arte e il verde, andate a farvi un giro, non ve ne pentirete… o almeno, io son stata proprio contenta.

Saluti. 

 

 

l’ARTE del vendersi…male

Eh sì, anche il vendersi male è un arte.

E io in questo ho almeno un Master.

Aggiungiamoci pure che non amo avere rapporti forzati con le persone per convenienza (le chiamano public relation… mah…). E’ che io non mi sforzo di piacere a tutti e questo, fa sì che quando mi relaziono con qualcuno c’è una possibilità che io in partenza non stia particolarmente simpatica, creando un potenziale pregiudizio. Attenzione sono sempre educata e cortese, ma non sono l’anima della festa, se non ho nulla da dire preferisco ascoltare e non sono curiosa dei fatti degli altri.

Per una pessima performance è importante partire male. Regola numero uno.

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Poi per peggiorare ci sono mille strade:

  • parlo della mia vita. Non terribile, ma non proprio delle più semplici. La mia storia personale spesso suscita lo sguardo “ti sono vicina”. In realtà io sono felice del mio percorso e per me è un punto di forza… ma ovviamente questo messaggio non passa mai.
  • parlo dei miei lavori, passati e futuri. Ma avendo fatto mille cose e facendo sempre lavori creativi cosa posso fare secondo voi? Minimizzo. Sminuisco quello che faccio per paura che possa suscitare quel “va beh, allora tiratela”.

Ottimo.

  • parlo di hobbies, cibo e sport? Peggio del peggio: non ho hobbies perché lavoro o mi godo la vita insieme a Gio (reazione “sbuffo”), non faccio sport ma sono discretamente in forma (reazione “sì, certo”). Per il cibo mi controllo un po’,e come una dilettante inciampo sempre nel motivare la mia attenzione nel non esagerare citando un inizio di bulimia in adolescenza (reazione “che disagio”).

A volte mi sembra di aver avuto un sacco di vite, incontrato un sacco di persone, fatto davvero un sacco di cose. Alcune pessime e alcune bellissime, importanti. Sono straripante di interessi e vivo di quelle che sono le mie passioni. Ma sono incapace nello spiegarlo, nello spiegare me.

Il risultato di una conversazione può spaziare dal disagio, al precariato, passando per presunzione mal celata alla menosità generica.

Insomma, bene ma non benissimo.😂

 

past winter

E per quest’anno direi anche basta con l’inverno.

E’ stato bello, intendiamoci, ma al 17 di aprile siamo anche a posto così. Freddo ne abbiamo preso e pure tanto e finalmente oggi il sole splendeva facendomi percepire la tanto attesa fine di quest’inverno.

Condivido qui un po’ di foto (ovviamente di Gio) per farvi un riassuntino, una sbirciatina dentro ad alcune giornate di questo mio inverno appena finito.

Ho sciato per la prima volta nella mia vita!

Abbiamo passeggiato, respirato, mangiato, bevuto e riso tra quelle montagne che diventano sempre più anche mie.

Gio ha fotografato, come fa sempre e come mi auguro che farà per sempre. ❤️

Abbiamo passato del tempo con amici e ci siamo rilassati.

Nelle ultime settimane, forse per più di un mese, ha piovuto tanto e il freddo mi ha sfinito. E’ stato un’inverno bellissimo, e ora sono strapronta per l’estate.

Angela

 

 

SHOP – comprARTI

Finalmente, dopo tanto pensarci e tante richieste, inauguro sul mio sito angelavarani.com lo SHOP online!

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Evviva!

E’ ancora in work in progress, MA per realizzare qualcosa, tante volte la partenza è la fase più complicata. E l’inizio è stato varcato!

Al momento, nello SHOP trovate le mie tele ORIGINALI e UNICHE dipinte ad olio.

Il tema di quelle tele è la musica live. Momenti di live. Musica.

Una parte della mia vita molto importante. Tutti quei quadri li ho iniziati la sera e dipinti nelle notti… perché quel live che racconto si vive in quelle ore.

Sono molto legata a quelle tele e pensare di separarmene mi fa tremare un po’ le mani… Ho rappresentato ciò che ho ricevuto dalla musica cercando di restituirne una sensazione. Ho dipinto le mie esperienze e le mie emozioni.

Notti di cd che giravano e odore di trementina.

Notti con il camice sporco e pennelli tra i capelli.

Notti.

Ma ho deciso, trovo che sia giusto “lasciarle andare”, lasciare che siano appese e lascare che qualcuno le possa guardare.

Presto nello SHOP troverete anche tanto altro!

Io vi tengo aggiornati e se vi fate un giro nello SHOP e avete feedback o richieste non esitate a scrivermi!

Come saluto, oggi vi allego il video di una serata in cui ho cantato e mi sono divertita molto. 😂

 

NOTA: nei titoli troverete la parola “FILL”… non è un’errore, ma un gioco di assonanza e una nerdata musicale:

“Nella musica moderna l’indicazione fill (dall’inglese “riempimento”), normalmente accompagnata dal nome di uno strumento: drum fillguitar fill e dall’indicazione di una durata in battute, viene notata su uno spartito per indicare l’esecuzione di un passaggio libero, normalmente improvvisato.”

 

stancARTI

A volte sono stanca.

Ho scelto dei lavori per cui devo dimostrare ogni momento, inventare, innovare, proporre… Cercare di essere sempre un passo avanti. Poi difendere il mio lavoro. Difendere me.

Produrre idee, “venderle” e realizzarle é un mestiere labile e instabile. E’ davvero un bel lavoro, ma a volte è difficile. A volte sono stanca.

E in quei momenti mi dico: “è lavoro”. E’ che avendo fatto di una passione il mio lavoro, ciò lo rende una parte grande della mia vita, anche se la mia vita in fondo, è anche un sacco di altre cose. Meravigliose, tra l’altro.

E lo so molto bene. E sono grata.

Ogni mattina mi sveglio e sono grata e mi sento fortunata.

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foto di Gio

In questo enfatico momento storico, dove sembra necessario avere anche uno stato d’animo estremizzato per sentirsi partecipi di qualcosa, a volte è difficile tenere il passo. Per dimostrare di avere un forte carisma, sembra sia necessario essere sempre super “presi bene” o super “presi male”… e a volte non riesco perché sono un po’ stanca. E non ho voglia di far finta, anche se questa scelta fa “vendere” meno il mio brand.

Nulla di grave, è! Un po’ di sana apatia. Qualche giorno in cui anche quello per cui abbiamo lottato e lottiamo non ci rende particolarmente felici. Ma nemmeno particolarmente tristi. E mentre mi sembra di essere circondata da finti supereroi, io mi sento solo una ragazza qualunque un po’ stanca.

Oggi vorrei solo essere altrove, magari a casa mia, con chi amo, con una bella tisana tra le mani, a guardarmi magari una serie su Netflix. Così, mi piacerebbe vivere questa leggera apatia odierna…

E invece…

Rimando a stasera gli abbracci, ma l’idea di riceverli mi fa già sorridere di gioia.

Si può imparare a sciare da grandi?

Non lo so, non ne ho la certezza, ma la speranza sì.

Mi va bene anche imparare poco e male, intendiamoci. Essere la scarsa del gruppo. Attualmente, di solito il mio posto è quello in rifugio, a lavorare mentre aspetto gli altri per il pranzo. Tra l’essere un nuovo Stenmark e ingozzarmi mentre gli altri sciano ci sarà una via di mezzo nella quale potermi barcamenare!

Così questo 2018 ho deciso di provare.

Per prendere confidenza con l’attività, ho voluto provare a pattinare sul ghiaccio. E nonostante l’inesistente pertinenza con lo sci, Gio mi ha comunque portato a Como a pattinare. Io e i bambini. E i bambini erano bravissimi.

Sono una donna alta 180 scoordinata in un modo sconsiderato. Dannazione!

Ma non sono caduta, nemmeno quando un bambino ha tentato di falciarmi.

Felice della mia imbarazzante performance, in sella al Guzzi (sì, anche a gennaio) siamo andati da Morganair a comprarmi la tuta da sci. Potevo scegliere tra diversi pantaloni e giacconi bellissimi, femminili, direi sexy… e invece no.

La tuta stile meccanico sul manichino ha catturato la mia attenzione e ciao. Bella, grigia e soprattutto intera, dettaglio non trascurabile immaginandomi più per terra che in piedi!

Finalmente è arrivato il venerdì.

Gio aveva provato a chiamare e scrivere all’impianto per richiedere un istruttore. Nonostante la mancata risposta siamo comunque partiti verso i Piani di Bobbio.

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Di istruttori disponibili neanche l’ombra, per cui niente: Gio non ha sciato e un istruttore bolzanino si è impossessato di lui:

<Brava, vieni giù… piano… fetta di torta e gira… piano…fetta di torta…>

E così fino a pomeriggio inoltrato. Sono caduta tanto, ma sono anche riuscita a fare una pista baby curvando e a spazzaneve… ah no, a fetta di torta!

 

 

raggiunta a Londra

Ogni venerdì parto, dipingo per 3 giorni e la domenica sera ritorno a casa. Questa è stata la routine in questo ultimo mese.

Quando sono a Londra, anche se per pochi giorni, sono davvero molto impegnata da mattina a sera, ma questo non mi impedisce di sentire la mancanza di Gio e di casa… che poi è la stessa cosa.

La settimana scorsa, di sabato è arrivato mio fratello per un paio di giorni e la domenica è arrivato anche Gio.

La gioia.

E così ho avuto modo di girare un po’ la città (nonostante un freddo che levatevi proprio) e di avere le foto bellissime di Gio.

Una sera ci siamo visti con mio cugino Barry e sua moglie Miranda per cena e un’altra volta abbiamo pranzato con Lorenzo, un amico ed ex collega di Gio. Il tempo era davvero poco, avrei visto anche altri amici… ma va bene così!

Riassumo un po’ la questione cibo, ristoranti & co.

Il conto più alto lo abbiamo pagato da Benihana. Mangiato e bevuto molto bene però. Scopertona è stato A Wong, ristorante super cinese dove abbiamo mangiato super bene. Anche alla St George’s Tavern | Churchill’s Dining Room (il piano inferiore del pub) abbiamo mangiato una cucina tipica squisita. Dal FISH & CHIPS, una SLOW-COOKED STEAK, AMBER ALE & MUSHROOM PIE pazzesca,  un GLOUCESTER OLD SPOT SAUSAGES e gli SMOKED APPLEWOOD MACARONI CHEESE. Confermo le recensioni positive di Burger & Lobster, ottimo. Infine mi sento di menzionare un panino on la salsiccia preso da un baracchino in strada vicino al Tower Bridge e mangiato al vento. E’ che se non avete mai mangiato la tipica salsiccia inglese non potete capire di cosa io stia parlando.

Poi Gio è ripartito e io venerdì sono tornata ai miei pennelli e domenica di nuovo a casa. Malata per sicurezza. Perché se nei giorni off non ti ammali, non sei nessuno.

A presto!

Angela

London calls

Da un paio di settimane ho iniziato una collaborazione che mi porterà a Londra per i prossimi otto weekend. 🇬🇧

Sono ufficialmente una pendolare in aereo.

Ho uno zaino più o meno sempre pronto per poter andare avanti e indietro. Se quando viaggiate vi basta solo il bagaglio a mano, vi consiglio caldamente lo zaino perché spesso, spessissimo, capita che il posto nelle cappelliere finisca e che imbarchino i restanti bagagli… MA non gli zaini!

Il primo weekend che sono andata, dei tanti amici e parenti che vivono a Londra non ho chiamato nessuno, perché per i primi giorni ho voluto solo concentrarmi su questa nuova importante esperienza pittorica.

Ero agitata ed emozionata per la nuova avventura, ma anche un po’ spaventata. Quando sono via mi manca casa e soprattutto mi manca Gio… Non dormo bene senza di lui, nelle sere (poche per fortuna!) in cui sono là da sola.

Anyway, vado a Londra per disegnare delle figate in un posto fighissimo, questo ve lo posso dire! 😬🤣

Sono molto impegnata quando sto là e non ho molto tempo per girare, in realtà non ne ho affatto. Finisco davvero tardi e poi corro alla ricerca di cibo, ricerca non facilissima perché molti ristoranti hanno la cucina che chiude alle 10pm. Nonostante ciò, mangiare ho mangiato, non si scherza con una Varani affamata! E quindi vi consiglio gli hamburgher di Byron, a Soho e la Steak & Ale Pie alla Tattersalls Tavern a Knightbridge.

Ho mangiato anche un ottimo Fish and Chips in tarda serata, sempre per star leggera, da Scoff & Banter a Cromwell Rd. A Chinatown ho mangiato dei noodles in brodo con del manzo al Four Season, buoni.

Se dovete mangiare al volo consiglio per i sandwich, Pret a Manger e per il cibo giapponese, Wasabi.

Londra brilla già di Natale e passeggiare per le sue vie caratteristiche riempie gli occhi. Non fa nemmeno freddissimo, almeno non ancora!

Vi saluto… mi rendo conto che da questo articolo sembra che sia andata a Londra a mangiare, ma ve lo giuro: son là a disegnare! 👩‍🎨 Ahahahah!😅

See you soon

Angela